ROMA – Un confronto ampio, tecnico e politico insieme, che ha messo al centro la sostenibilità organizzativa dei Piccoli Comuni. Il laboratorio dedicato al personale si è rivelato tra i momenti più partecipati dei lavori, facendo emergere un quadro critico ma accompagnato da proposte operative.
Ad aprire i lavori è stata Simona Scarcella, Presidente facente funzioni Anci Calabria e Sindaca del Comune di Gioia Tauro, che ha sottolineato la necessità di affrontare con realismo il tema della capacità amministrativa nei territori più piccoli. “Salvaguardare i piccoli Comuni – ha sottolineato nel corso del suo intervento – non è soltanto una scelta amministrativa, ma una responsabilità istituzionale: da qui passa la tenuta del sistema Italia, la prossimità ai cittadini e la valorizzazione dei territori”. Il coordinamento è stato affidato a Stefania Dota, Vice Segretario generale Anci, con la relazione introduttiva di Agostino Bultrini, Responsabile Anci Area Risorse Umane.
Dai dati illustrati (scarica il dossier Anci) è emersa una contrazione strutturale degli organici: nei Comuni fino a 5.000 abitanti i dipendenti a tempo indeterminato sono scesi a 53.228, contro i 61.795 di dodici anni prima, con una perdita di 8.567 unità (–13,9%). Il calo è risultato ancora più marcato nei centri sotto i 1.000 abitanti (–19%) e in quelli tra 1.000 e 2.000 (–15,9%), proprio dove le strutture amministrative sono più fragili.
A pesare è stata anche la crescita del part-time, raddoppiato in poco più di dieci anni (dal 14,1% al 29%), con una conseguente riduzione del monte ore effettivo disponibile. Nel 2024 il saldo delle mobilità è stato negativo per 384 unità (839 entrate contro 1.223 uscite), segnalando una perdita di attrattività legata a differenziali retributivi e condizioni organizzative più gravose.
L’età media del personale si è attestata intorno ai 51 anni, con una forte concentrazione nella fascia 50-59 anni, rendendo urgente una programmazione del ricambio generazionale.
Particolarmente allarmante è risultata la situazione dei segretari comunali. Nei Comuni di fascia C (fino a 3.000 abitanti), su 1.902 sedi di segreteria, solo 341 sono risultate coperte, mentre 1.561 sono rimaste vacanti, pari all’82% del totale. Un dato che ha descritto una vera emergenza istituzionale, con effetti diretti su procedure, investimenti e qualità dei servizi.
Al dibattito hanno contribuito le esperienze dei sindaci Patrizia Carta (Comune di Abbasanta), Vittorio Scerbo (Comune di Marcellinara) e Giuseppe Togni (Comune di Cavernago), che hanno portato testimonianze concrete sulle difficoltà quotidiane nella gestione degli organici e sulla copertura delle sedi di segreteria.
Ai lavori hanno inoltre preso parte rappresentanti delle istituzioni centrali: Sauro Angeletti, Direttore dell’Ufficio per l’innovazione amministrativa, la formazione e lo sviluppo delle competenze del Dipartimento della Funzione Pubblica; Pasqualino Castaldi, Ispettore generale capo dell’Ispettorato generale per gli ordinamenti del personale e l’analisi dei costi del lavoro pubblico del Ministero dell’Economia e delle Finanze; Riccardo Monaco, Direttore generale dell’Ufficio per il rafforzamento della capacità amministrativa per le politiche di coesione del Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud; Francesco Radicetti, Capo dell’Ufficio legislativo del Ministro per la Pubblica Amministrazione.
Nel corso del confronto sono emerse preferenze e posizioni condivise dai sindaci partecipanti: superamento dei tetti di spesa storici che penalizzano i piccoli enti, maggiore flessibilità nella gestione del personale, possibilità di trasformare i part-time in full-time, rafforzamento delle gestioni associate, perequazione dei trattamenti economici e stabilizzazione del contributo per le assunzioni.
È stata ribadita, in particolare, la necessità di soluzioni strutturali per affrontare la grave carenza dei segretari comunali e garantire la copertura stabile delle sedi.
Il laboratorio ha confermato che i Piccoli Comuni rappresentano il presidio istituzionale più diffuso del Paese, ma operano oggi con risorse umane sempre più ridotte. Una scelta normativa chiara, stabile e pluriennale è stata indicata come condizione indispensabile per assicurare continuità amministrativa, capacità di investimento e qualità dei servizi nelle comunità locali.

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