ROMA – Ha preso il via questa mattina al centro congressi la Nuvola la seconda e ultima giornata di confronto degli Stati generali dei piccoli Comuni, l’appuntamento conclusivo del progetto P.I.C.C.O.L.I. promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e attuato dall’Anci.
Ieri i primi cittadini provenienti dal Nord e Sud del Paese si sono confrontati sui quattro tavoli tematici (Piccoli, Bilanci, Personale e Gestioni associate) per elaborare proposte da sottoporre alle istituzioni (rileggi la cronaca della prima giornata del 19 febbraio). Gli articoli pubblicati oggi su: Avvenire e Il Sole 24 Ore.
La giornata di oggi si è aperta con i saluti istituzionali del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, seguito dall’intervento di Roberto Pella vicepresidente Anci con delega alle Aree interne e sindaco di Valdengo e di Susanna Cenni coordinatrice nazionale Anci della Conferenza dei Presidenti delle associazioni regionali e sindaca di Poggibonsi.
“Dal palco – ha dichiarato Pella –  si vede una fotografia bellissima: una miriade di fasce tricolori, simbolo di amministratori che ogni giorno lavorano con passione, dedizione e senso di responsabilità per le proprie comunità. È quella fascia che unisce, che coinvolge, che rende concrete le politiche pubbliche nei piccoli, medi e grandi Comuni d’Italia”.
“La presenza del presidente Manfredi testimonia quanto questa associazione sia davvero unita: dalle grandi città, come Roma rappresentata dal sindaco Gualtieri, fino ai territori più piccoli. Da qui deve partire un messaggio chiaro e forte al Governo, soprattutto in vista di quello che sarà uno snodo decisivo di fine legislatura: il PNRR, integrato con la recente semplificazione amministrativa approvata dal Consiglio dei Ministri e in arrivo in Parlamento. Su quel provvedimento i Comuni intendono presentare proposte concrete, nate dal lavoro quotidiano sui territori, lontane da logiche ideologiche e fondate sull’esperienza di chi affronta ogni giorno problemi reali” ha sottolineato Roberto Pella.
“Tra i temi emersi nei lavori, una parola ha colpito più di tutte: concretezza. Il progetto coordinato dalla dottoressa Lara Panfili non offre soltanto supporto dal centro ai singoli enti, ma costruisce una vera rete nazionale e territoriale. Un risultato tutt’altro che scontato, soprattutto per chi — come molti amministratori — è in carica da decenni e non aveva mai visto iniziative così operative.
Il vicepresidente Anci ha continuato e concluso: “La difesa dei piccoli Comuni e delle aree interne non è solo una scelta amministrativa, ma una responsabilità istituzionale. È lì che si misura la tenuta del Paese. Sono gli amministratori locali a dialogare quotidianamente con i cittadini, a valorizzare gli oltre ottomila Comuni italiani, custodi di un patrimonio unico non solo per l’Italia ma per l’Europa e il mondo.
Eppure questi territori affrontano criticità crescenti. La domanda di investimenti aumenta, mentre diminuiscono personale e risorse. Negli ultimi anni si è registrato un forte calo degli addetti comunali, una situazione non più sostenibile che va portata con forza all’attenzione del Governo. Servono retribuzioni più attrattive e condizioni organizzative adeguate, soprattutto per i Comuni più piccoli.
Gravissima anche la carenza di segretari comunali: centinaia di enti restano scoperti, compromettendo servizi essenziali. E proprio nei piccoli centri si concentra una parte decisiva delle ricchezze nazionali: oltre metà del territorio italiano, la maggioranza dei prodotti a denominazione protetta, gran parte della produzione vinicola e una quota crescente di turismo. Non solo grandi città, dunque: l’Italia attrattiva vive anche nei borghi e nei centri minori, dove spesso si gioca la possibilità di contrastare lo spopolamento e offrire opportunità ai giovani”.
Ora, nella revisione del PNRR e nelle politiche europee, è necessario rafforzare il ruolo diretto dei Comuni: assegnazione delle risorse senza passaggi intermedi, procedure semplificate, supporto tecnico centralizzato. La strategia per le aree interne è decisiva, perché riguarda mobilità, sanità, scuola e contrasto allo spopolamento. Senza presìdi educativi e sanitari, molti territori rischiano di scomparire.
Passi avanti sono stati fatti: le aree coinvolte sono aumentate e sono stati stanziati fondi importanti, ma permangono ritardi e complessità burocratiche. Occorre prorogare i tempi di realizzazione delle opere e accelerare la fase operativa dei progetti.
Nel decreto PNRR in discussione vanno affrontati nodi strutturali: superare i tetti di spesa storici che penalizzano i piccoli centri, introdurre maggiore flessibilità nella gestione del personale, consentire la stabilizzazione dei contratti, rafforzare le gestioni associate con finanziamenti stabili e garantire trattamenti economici adeguati per colmare le carenze di organico.
È il momento di una scelta politica chiara: rafforzare in modo strutturale il Fondo per i piccoli Comuni e costruire una strategia nazionale per gli investimenti che coinvolga tutti i livelli istituzionali. Il futuro di questi territori — e con esso una parte decisiva del futuro del Paese — si gioca ora, tra centinaia di adempimenti amministrativi che devono necessariamente distinguere tra realtà grandi e piccole.
L’obiettivo è uno solo: risolvere finalmente, in modo concreto e duraturo, i problemi dei piccoli Comuni italiani”.
All’intervento di Roberto Pella è seguito quello di Susanna Cenni, coordinatrice nazionale Anci della Conferenza dei Presidenti delle associazioni regionali e sindaca di Poggibonsi. «I piccoli comuni non rappresentano solo una questione amministrativa o demografica, ma un’idea stessa di Paese e del rapporto tra città e territori», ha dichiarato Susanna Cenni, sottolineando come queste realtà costituiscano una componente strategica da preservare contro spopolamento e abbandono. Il declino delle aree interne, ha spiegato, è un processo cumulativo in cui la perdita di servizi e opportunità alimenta nuove partenze, rendendo necessario garantire a tutti pari accesso a diritti essenziali come sanità, scuola, mobilità e connettività. Secondo Cenni, i piccoli comuni sono anche presidi di paesaggio, memoria e coesione sociale, oltre che fondamentali infrastrutture ambientali, il cui indebolimento avrebbe ripercussioni anche sulle città. Da qui la necessità di politiche stabili, risorse certe e soprattutto di un rafforzamento della capacità amministrativa, anche attraverso il supporto delle Anci regionali, l’associazionismo tra enti e una reale semplificazione delle procedure di accesso ai fondi, oggi spesso penalizzanti per le realtà più fragili.
Particolare attenzione è stata dedicata al riconoscimento dei servizi ecosistemici — dalla tutela idrogeologica alla gestione delle risorse idriche — prodotti da territori che «generano benefici per l’intero Paese senza ricevere un adeguato ritorno economico». Servono inoltre investimenti strutturali e strategie condivise che superino la frammentazione e la competizione tra comuni limitrofi.
“La questione dei piccoli comuni non è un tema settoriale ma di interesse generale”, ha concluso Cenni, evidenziando come riguardi la qualità della democrazia territoriale, la sicurezza ambientale e la coesione sociale. Il vero interrogativo, ha osservato, non è come salvare questi territori, ma quale modello di sviluppo l’Italia intenda perseguire. Ridurre il senso di marginalità che alimenta anche l’astensionismo elettorale significa infine ricostruire fiducia nelle istituzioni e rafforzare il legame tra cittadini e Paese.»